
Ma sarà vero che “nessuno si salva da solo”? È da un po’ che mi chiedo se il processo di salvezza sia qualcosa che accade a livello individuale o collettivo. Me lo chiedo cercando risposte nella storia, nella filosofia, nella cultura e più cerco, più trovo risposte dissonanti. Sembra che ci siano rispettivi ed altrettanti schieramenti opposti. Se è vero che “nessun uomo è un’isola” come scriveva John Donne, un senso di appartenenza e fratellanza dovrebbe sostenerci nelle difficoltà:
Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l’Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te.
Tuttavia, come cantava Vasco, “quando c’ho il mal di stomaco, ce l’ho io, mica te, o no?” rivendicando l’individualità della sofferenza, alla faccia di una millantata solidarietà. “Si salvi, chi può!” recita un proverbio che come si sa, vox populi, vox dei, ha un innegabile fondo di verità.
È da un po’ che me lo chiedo, pensando di avere bisogno di aiuto per salvarmi. E cos’è poi la salvezza? Mi rifugio nel vocabolario cercando di leggere tra le righe della semantica:
salvézza s. f. [der. di salvo]. – 1. L’essere salvo; il salvarsi, l’essere salvato: s. dai pericoli, dai nemici, dalle malattie; cercare, ottenere, trovare la s.; ogni speranza di s. era perduta; non c’è via di s.; pensare, provvedere alla propria s.; deve a lui la sua s.; lottare per la s. della patria. Per metonimia, la persona, la cosa, il mezzo che salva, che ha salvato: sei stato tu la mia s.; questa testimonianza sarà la s. dell’imputato; il fido ottenuto dalla banca fu la sua salvezza. Per l’espressione fig. àncora di s., v. àncora, n. 1 a.2. Salvazione, nel senso religioso: la dottrina della s. nel cristianesimo; pregare per la s. dell’anima, per la s. eterna; senza fede non c’è salvezza. Per l’Esercito della s., v. esercito, n. 2 b.3. Nel calcio e in altri sport di squadra regolati da campionati con classifica a punti, i risultati utili con cui nella fase finale del girone di ritorno si riesce a evitare la retrocessione nella serie o divisione inferiore: lottare per la s.; domenica si giocherà per la salvezza.
E ancora trovo il netto riferimento alla collettività nell’accezione della salvezza sportiva. Dunque il motivo per cui non riuscirò a salvarmi da sola, è perché semanticamente impossibile?
Ricorro ai ricordi di bambina ed alle fiabe con principesse in pericolo, salvate da un Principe Azzurro che attraverso i secoli assume sembianze diverse, fino a diventare la stessa empowered principessa dell’epoca moderna che non aspetta di vedere il bianco destriero galoppare dalla torre, ma si salva da sola. E poi salva anche il principe e il destriero.
Allora devo pensare di essere io la mia àncora di salvezza, che se voglio togliermi da una situazione negativa, da uno stato di pericolo e disagio non ho altro da fare che usare le mie risorse e fare affidamento su di quello, scollegata da chi ho intorno ma soprattutto, senza aspettare l’aiuto di chi ho intorno. Eppure, “l’unione fa la forza”? Va in contrasto con il prosaico “Chi fa da sé, fa per tre”. Qual è la verità? Chi dei due ha ragione? La strada per la salvezza è larga e da percorrere in gruppo o è un sentiero per una persona sola?
C’è conforto nel pensare che gli altri possano aiutarti a risolvere i tuoi problemi o è solo un’illusione che auto-alimentiamo, per la paura di non farcela da soli? Di non sapere come e cosa fare, di dover chiedere aiuto, come ci insegnano a fare come segno di maturità. Ammettere di avere bisogno di aiuto è un grande gesto di consapevolezza, ma se fatto quello, l’aiuto agognato non arriva?
Incompreso, non ascoltato, disertato, quel grido di aiuto può risuonare a vuoto prima di rendersi conto di doversi salvare da soli.
Voi che ne pensato, la salvezza è raggiungibile come individuo o come collettività?