I racconti di Soul Kitchen – Il lago del pesce azzurro

Il lago del pesce azzurro

“I love you (all the way)” Luke Elliot

Si sedeva ogni volta nel solito tavolo di quella prima cena. Da allora prenotava ogni due settimane con l’abituale preavviso del giovedì pomeriggio: 1 tavolo per questo sabato alle 21.00, per due, vista lago, quello vicino alla credenza in rovere… La vita in città lo assorbiva completamente, gli impegni di lavoro non gli permettevano di scappare verso il buen retiro del lago così spesso come avrebbe voluto.

Era abitudinario di natura, non si fidava a provare nuovi locali ma soprattutto da quel primo assaggio della cucina di chef Bargagli aveva trovato lì la sua isola felice. Nemmeno guardava più il menu, diceva soltanto “fai tu”, sperando di fare l’ennesimo viaggio nel gusto da cui non voler più tornare. La prima volta avevano mangiato uno spaghetto di mare sublime.

Pur essendo sul lago lo chef non si limitava nella scelta delle materie prime e in quegli spaghetti aveva saltato gamberi, e pescato del giorno con l’aggiunta di un’emulsione di pesce azzurro in perfetta alchimia. Quella prima cena addentando una forchettata di quegli spaghetti Laura aveva a stento trattenuto un’esclamazione di piacere: esagerata, non-filtrata, uscita direttamente dalla via del gusto piuttosto che quella del cervello, in tutto e per tutto simile a quella di un bambino con le mani immerse in un barattolo di marmellata. Se ne vergognò quasi sul momento mentre Mattia fu quasi certo che proprio in quell’istante si innamorò di lei. Scappò una risata ad entrambi, il modo migliore per rompere l’imbarazzo di due anime che cominciano ad incontrarsi, una risata al gusto di spaghetti di mare in un terribile weekend di pioggia al lago. Tutto sembrava fuori contesto eppure tutto era perfetto. La pioggia quando avrebbero sperato di passeggiare al tramonto sul lungo-lago, lo spaghetto di mare con vista sulla riva ingrigita dal temporale, il cameriere che ritardava nel servizio assalito da una comitiva inaspettata in fuga dalla pioggia battente.

Niente era come Mattia l’aveva pensato eppure tutto era perfetto, il grande dramma degli abitudinari è arrendersi al fatto che ci sia la meraviglia al di là delle loro certezze. E Laura era quella meraviglia, inaspettata come uno spaghetto di mare sul lago.

Mattia arrivò al ristorante in anticipo ed il cameriere lo fece accomodare al solito tavolo. “Ecco qui sig.nore, posso intanto portare un po’ di acqua?”. Con un cenno del capo Mattia rispose di sì, poi prese una fetta di pane dal cestino in metallo e guardò l’ora sul suo orologio da polso. Notò che l’orologio appeso alla parete era in anticipo di 5’, segnava le 20.55 mentre il suo faceva le 20.50. Non c’era dubbio su quale dei due fosse impostato male, Mattia controllava sempre con accuratezza che il suo fosse in orario. Mangiando il pane guardava verso il lago, spostando via via le briciole verso il bordo esterno del tavolo.

“Ah Luigi, che faccio, servo io il tavolo 10?”

“Sì ma aspetta, lascia che sia io a togliere l’altro coperto, poi puoi servirlo tu”

“Ma ho preso io la prenotazione al telefono…sono sicuro che fosse per due…l’altra settimana sì mi ero sbagliato ma lì avevano un casino dall’hotel…”

“No figliolo, non ti sei sbagliato. – lo interruppe l’altro- È così da più di un anno.”

Mattia guardò l’orologio un’altra volta, non si preoccupò nemmeno di ordinare quando Luigi venendogli incontro chiese se poteva togliere il coperto. Tanto, almeno a quello, non avrebbe pensato lui.

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