I racconti di Soul Kitchen – Ti chiamo domani

Quando rileggo o riascolto i racconti di Soul Kitchen, proprio per caricarli qui, mi sembra di ritrovare amici che avevo perso di vista. Forse amici non è la parola più adatta, meglio sarebbe parlare di conoscenti, ma volendo esserne certa ho fatto una visita al dizionario :

conoscènte s. m. e f. e agg. [part. pres. di conoscere]. – 1. s. m. e f. Persona che ci conosce ed è da noi conosciuta; persona con cui, pur non essendo amici, si ha una certa familiarità

Ecco, familiarità è la relazione che ci lega, pur avendoli generati io una volta raccontati vivono di vita propria e restano per me dei meravigliosi conoscenti. Per loro non provo l’affetto dell’amicizia ma mi interesso alle loro sorti e rileggendo o riascoltando delle loro vicende è come incrociarli di nuovo dopo tempo, al bar o camminando per strada, in treno o al ristorante.

Ecco il racconto di Soul Kitchen del 19 febbraio scorso e come sempre a fine post il player per ascoltarlo all’interno di L’ultimo negozio di dischi sulla Terra.

Peace.

Ti chiamo domani.

I’ll be your mirror – Lou Reed

C’è un uomo che si perde in un abbraccio.

Sono le 2 di notte, la cucina del ristorante è deserta, tutti gli altri se ne sono già andati ed è rimasto lui, solo in mezzo alla stanza. Di schiena lo si vede ondeggiare con una sagoma non definita. Accenna un passo di danza, pensando di non essere visto, è perso in una milonga come se avesse stretta a sé la donna della sua vita.

“Ti sei dimenticato queste”

Marco si gira di scatto rivelando l’identità della sua partner, una zucca oblunga che appoggia dolcemente sulla sua spalla e gli scende fino al ventre.

“Giulia? Pensavo di essere solo”

“Lo vedo, beh, non proprio solo”

Marco posò la zucca imbarazzato sul bancone della cucina.

“Questa, sì, la stavo preparando per il menù di domani”

“Marco non c’è niente di male ad ammettere di avere una relazione con un ortaggio, non saresti mica il primo…”

Mentre diceva così Giulia sorrideva con quel bagliore negli occhi che aveva fatto innamorare Marco, da due anni a questa parte, servizio dopo servizio in quella affollata, ora deserta, cucina.

In ogni piatto che Marco preparava c’era un po’ di Giulia, Marco aveva imparato a conoscere la sua essenza e la riversava nei piatti così che gliela potessero ricordare. Farsi avanti gli sembrava sempre la mossa sbagliata, temeva di rovinare il rapporto che si era instaurato tra loro in cucina, l’amalgama che li univa tra il vapore dei fornelli forse si sarebbe sgretolata di fronte alla banalità dell’amore. Quello che avevano loro era qualcosa di più speciale, come una milonga ballata con una zucca.

“Hai già deciso il menù allora? Sempre di notte…Ma tu non dormi mai? No, non voglio sapere come passi le nottate, tu e la tua zucca…”

E dicendo questo Giulia porse le chiavi a Marco, sempre con quel sorriso in volto che scaldava il cuore del suo chef.

“Ti ricordo che sono il tuo diretto superiore e potrei prendere male questa libertà da parte sua…” Ora era Marco ad accennare un sorriso.

“Disse l’uomo che ballava con la zucca in braccio…” Rispose Giulia sul tie-break.

“Ok, ok, hai vinto tu…Ti amo…”

[…]

“Ti chiamo. Ti chiamo. Volevo dire ti chiamo, domani quando ho messo giù tutto il menù”

“Marco?”

“Ciao Giulia, vai che ora chiudo. Domani sarà tutto come prima”

“Allora…aspetto che mi chiami, domani”

“Sì sì, ora vai però”

“Marco sai che c’è? Mi sa tanto che ti chiamo anch’io…”

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