I racconti di Soul Kitchen – 3,2,1…

La tempistica non è mai stata il mio forte per cui eccovi qui il settimo de I Racconti di Soul Kitchen, andato in onda il 26 febbraio, quando ancora indossavamo il cappotto (anche se non abbiamo smesso da tanto…).

Come sempre a fine post trovate il player con tutta la puntata de L’Ultimo negozio di dischi sulla Terra ed il racconto “3,2,1…” in apertura.

Fatemi sapere che ne pensate, sia sul racconto che sulla sua lettura ed interpretazione, ci tengo!

Buona lettura e buon ascolto.

Rocket, Smashing pumpkins

“Bleah!”

Così dicendo Daniel diede il buongiorno alla mamma uscendo di corsa dalla cucina. Un aroma di patate bollite e porri stufati in padella aleggiava tra i fornelli. Daniel, che come tutti i bambini preferiva di gran lunga gli zuccheri raffinati ad una sana zuppa contadina storceva il naso al sentore di quegli aromi, ma soprattutto andava di fretta, lo aspettava una lunga giornata di lavoro al cantiere spaziale che gestiva assieme a Gunther.

La sacca del pigiama era diventata la borsa porta attrezzi e la coperta preferita, messa sulle spalle, accompagnava Daniel lungo il vialetto innevato.

Non erano grandi amici quei due, Daniel vedeva l’altro come un necessario socio in affari. Il miglior amico di Daniel viveva in città, si chiamava Nicholas ed erano compagni di scuola. Gunther era un po’ lento di intelletto, a volte sbruffone e Daniel non sopportava che lo prendesse in giro per le sue lentiggini. “Hai la crusca in faccia!” gli diceva ma era l’unico bambino nel raggio di 10 km e per il periodo delle vacanze Daniel aveva bisogno di un partner in società.

L’idea di costruire un gigante pupazzo di neve come antenna ripetitore per le comunicazioni extraterrestri, gli era venuta guardando un film sugli alieni. Dalla metà in poi si era addormentato sul divano, con la testa sulle gambe del papà, senza sapere come finisse il film ma quell’intuizione gli era bastata per ideare il suo progetto. Nella notte aveva sognato l’arrivo di un’astronave, richiamata dall’antenna pupazzo e lui che accoglieva gli alieni facendo gli onori di casa. La mattina seguente aveva arruolato Gunther, togliendolo con poca fatica dal suo impegno di calciare sassi in strada.

“Ma no così, più grande la testa!” si raccomandò Daniel mentre Gunther compattava la neve per farne una palla.

“Ci deve stare il n-a-s-o!” e così dicendo Daniel estrasse dalla borsa porta attrezzi un ombrello da borsetta con la reverenza con cui un pellegrino medievale avrebbe movimentato il sacro Graal.

“Diventa un pupazzo testone, come te! Poi gli vuoi mettere anche la crusca in faccia?” Disse Gunther ridacchiando mentre piallava la testa del pupazzo.

“Ohi ma sei scemo?!”

Una palla di neve dritta sulla tempia raffreddò all’istante l’ironia di Gunther. Un’altra ancora da non avere il tempo di pulirsi il viso prima di vedere arrivare Daniel che si lanciava con tutto sé stesso contro il partner. In un attimo la società si era sciolta, così come il pupazzo di neve sotto il peso di Gunther.

“Daniel, è pronto! Vieni a tavola altrimenti la crema si raffredda!”

L’unica certezza per Daniel in quella fredda giornata invernale arrivava ormai solo dal focolare domestico.

Bleah.

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