I racconti di Soul Kitchen – Affondo

E siamo arrivati al numero 10 de I racconti di Soul Kitchen! Ecco il testo del racconto da leggere con tanto di canzone da immaginare, oppure la versione audio della lettura in diretta radio, come sempre in apertura de L’Ultimo negozio di dischi sulla Terra.

Che ora siamo in vacanza, è vero, ma è solo tutta apparenza, fidatevi.

Buona lettura e buon ascolto !

“People are strange” The Doors

“…Complessi rameici delle clorofilline.” 

L’espressione sbigottita di Caretta parlava più eloquentemente di un testo aperto e il dott. Seletti capì di dover rispondere a quella sottesa domanda. 

“Sono additivi alimentari, usati soprattutto in pasticceria. Non abbiamo trovato altre sostanze rilevanti, forse l’apparecchio era stato usato precedentemente in cucina per preparare qualche budino o gelatina alimentare…” 

Non ci sarebbe stato nulla di strano se delle fruste elettriche avessero montato albume d’uovo, come poteva suggerire l’analisi della scientifica, certo il tenente Caretta non ne aveva mai viste conficcate nelle cavità oculari della vittima. 

“Grazie Seletti, metta tutto nel rapporto e me lo faccia avere con il resto delle analisi, ho l’impressione che avrò ancora bisogno del suo aiuto per decifrarlo” 

“Non c’è problema tenente, ha il mio numero privato, chiami in qualsiasi momento, tutto pur di arrestare questo folle. Dopo tanti anni uno pensa di averne viste di tutti i colori ma non è mai così…” 

Un cenno della testa e Seletti si accomiatò dal tenente Caretta, stretto nel suo cappotto ricambiò annuendo con espressione contrita. Questa volta era sconvolto, perfino lui, l’uomo “dall’espressione monolitica” come lo definivano i colleghi, dopo una vita passata nella omicidi la vista di quel cadavere gli apriva interrogativi inquietanti su chi potesse essere l’assassino, il movente, la scelta della vittima, raptus o premeditazione? L’angosciante dubbio di una possibile serialità… 

“Ah eccola tenente, la stavo cercando, dicono che sia successo davvero qualcosa di grosso qui eh..?” 

L’espressione di Caretta virò da monolitica a lieve perturbazione quando vide venirgli incontro il cronista de “L’eco della pianura”. 

“Villa non potresti nemmeno stare qui, per cui o te ne vai subito o ti faccio prendere a calci nel culo, altrettanto subito…” 

“Dicono sia un serial killer, la città deve sapere…i cittadini si devono poter difendere” 

“Si, dalle boiate che scrivi tu…maresciallo, porti via quest’infiltrato…E in quanto a te Villa c’è il segreto di indagine, se leggo che hai scritto qualcosa ti faccio stracciare la tessera da giornalista (se ce l’hai) e ti spedisco a c… 

“A calci nel culo, lo so, lo so…” 

Caretta si incamminò verso la volante, curvo sotto il peso dei suoi pensieri: aveva una montagna di cartelle che lo attendevano sulla scrivania, a cui avrebbe aggiunto quella del caso appena aperto e quella sera aveva promesso alla moglie di portarla alla lezione di tango. Forse un caso complicato come quello l’avrebbe salvato dall’incubo della milonga, pensava. 

La lama insanguinata risplendeva alla luce del neon, irraggiando il coltello di una luce irreale, quasi a renderlo la katana di un samurai, con la lama ora inclinata verso la lampada, ora a riflettere il volto del killer, intento a guardarsi nel vuoto della propria retina. Si cercava, nell’immagine, senza vedersi: provava a guardare oltre ma non scorgeva niente altro che un metallo coperto di sangue e senza pensarci più di tanto affondò di nuovo la lama nel carrè di vitello con la stessa espressione asfittica. Mentre il fondo di cottura caramellava nell’arrostiera proseguì con le operazione di disossamento, di tanto in tanto sollevando il coltello verso la luce nel tentativo, invano, di cogliersi l’anima. 

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